INTERAZIONISMO

Il modello interazionista affonda le sue radici in una attenta analisi epistemologica su cui fonda la scientificità del modello e il rigore dell’intervento.

Il modello configura l’azione umana e i relativi processi come tentativi di adattamento di un individuo ai contesti interattivi che abita, intrapersonali e interpersonali.

 

“Noi non soffriamo per le cose in sé  ma per l’opinione che ce ne facciamo” (Epiteto).

Considerando la dimensione psicologica, infatti, i contesti che viviamo non si compongono di cose, materia bruta, ma di simboli, dimensioni di senso che costruiamo attivamente e  congiuntamente con le voci che ci circondano (e.g., individui, tradizioni culturali, discorsi sociali).

Ogni individuo si trova al centro di una complessa rete di scambi. Poiché tali scambi sono animati da processi interpretativi e sono soggetti a diverse perturbazioni (e.g., luoghi che viviamo, eventi specifici, contesti culturali), il processo di costruzione di significato è di fatti in continuo movimento. Un coro polifonico, in cui alcune voci si coordinano su tonalità diverse, altre si rincorrono, altre si sintonizzano e altre non si incontrano mai generando una specifica, irripetibile e per alcuni versi insondabile melodia.

All’interno di questa architettura l’analisi delle identità , dei vissuti emotivi, degli schemi relazionali è imprenscindibile dalla conoscenza delle dimensioni di senso di cui è portatore l’individuo.

Ricadono in questa descrizione quelle situazioni di vita considerate piacevoli, di benessere così come quelle situazioni definite come problematiche.

 

L’INTERVENTO INTERAZIONISTA

A differenza dei tradizionali modelli di intervento (medicalizzanti, deterministi, normativi), quello interazionista si caratterizza per essere pragmatico e relativista.

Per coerenza al modello e rigore metodologico, l’intervento interazionista non segue la strada che passando da una rigida diagnostica conduce alla somministrazione di un’altrettanto rigido protocollo, poiché, così come disse una saggia paziente: “Non è possibile pretendere di conoscere la vita degli altri definendola con le parole dei nostri pregiudizi, o di quello che già pensiamo di sapere” (Salvini, 2009).

L’intervento interazionista prende sempre luogo dalla comprensione dell’universo di significati e dall’esigenza portata dall’utente per costruire un progetto di intervento che sia efficace in quello specifico universo e che risponda a quelle specifiche esigenze.

Nel corso dell’intervento, poi, il progetto è continuamente rinegoziato nella danza interattiva che si genera tra operatore e utente.

L’attenzione è rivolta alle modalità  interattive messe in atto dall’utente: gli schemi relazionali ricorrenti, l’uso del linguaggio, i sistemi di credenza e il mondo emotivo. Attraverso l’uso di metodologie in cui l’individuo è attivamente coinvolto nel processo di cambiamento, l’operatore interazionista costruisce quelle occasioni che sostengono una ridefinizione dei ruoli, dei sistemi di credenze e dei relativi vissuti emotivi, scardinando i processi disfunzionali e promuovendo l’autonoma costruzione di nuovi orizzonti di benessere, soggettivamente intesi.